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mercoledì 29 agosto 2012

89 - IDENTITA'

LO SFORZO (NECESSARIO) DI CONOSCERE SE STESSI

La domanda “chi sono io?” ci segue da quando acquistiamo l’uso di ragione fino al termine della vita, poiché riguarda l'esperienza più profonda di noi stessi. Di conseguenza, essa diventa anche una domanda che chiama in causa responsabilità educative, in quanto interessa il cammino di formazione, di “costruzione” della nostra personalità.
Identità è ciò che caratterizza ognuno di noi nel profondo, come persone uniche e inconfondibili. E’ assai più delle semplici caratteristiche anagrafiche o fisiche che troviamo registrate sulla personale “carta di identità”. L'identità profonda ha a che fare soprattutto con lo sviluppo della nostra personalità (identità psicologica), quindi con i nostri valori, gli atteggiamenti, i sentimenti più autentici. E ha a che fare poi con le relazioni (identità sociale) che noi creiamo in continuazione e dentro le quali la nostra esistenza può trovare valore e senso.
In fin dei conti, per rispondere alla domanda “chi sono io?” siamo invitati a considerare consapevolmente attorno a quali realtà andiamo costruendo, anche con l’aiuto degli educatori, la nostra persona.
Se stiamo alle proposte diffuse oggi dai mass media, molti sono spinti a costruire se stessi attorno all'apparire. In tale prospettiva conta soprattutto ciò che gli altri percepiscono di noi, come sembriamo agli occhi degli altri. Questo dipendere dagli occhi altrui conduce per lo più a forme superficiali di comportamento, a privilegiare l’aspetto esteriore di noi stessi, o anche a identificarci con i ruoli che dall'esterno ci vengono assegnati o proposti come più allettanti e di maggior prestigio. Bisogno che può generare la tendenza ad affidare il nostro valore a vestiti, ruoli, oggetti, titoli... cose che però non portano ad una vera sana autostima. Altri trovano il senso della loro vita nei valori economici, nel denaro, per cui l’avere diventa il perno attorno al quale si forma la loro personalità e che condiziona anche le modalità di relazione. Il desiderio di avere sempre più diventa a volte volontà di possedere (cose e persone), volontà di dominio e di sfruttamento, che può portare anche a conflitti dolorosi.
La costruzione di una identità matura, “adulta”, responsabile dovrebbe ruotare sempre più attorno all’essere, ossia a quelle dimensioni interiori, a quei valori che hanno carattere di stabilità e autenticità, che sentiamo capaci di dare senso e orientamento sicuro. Costruire noi stessi sull’essere vuol dire costruire non su finzioni o parti da recitare, ma su atteggiamenti attraverso i quali ci sentiamo autentici e realizzati. La nostra vera identità ci permette allora una “vita buona”, e una sicurezza interiore tale da impedirci fughe nelle illusioni o anche quell'inquietudine che nasce dal non essere mai soddisfatti di noi stessi.
Per costruire un'identità chiara e positiva c'è bisogno di essere aiutati a “conoscere se stessi”: un cammino graduale, ma necessario, che rende capaci di guardare dentro di noi, capaci di giudizio sulle nostre scelte e, se necessario, anche di riorientarci nella vita. Abbiamo bisogno di sentire dentro di noi che cosa sia giusto per la nostra persona e per le nostre relazioni.
Questa capacità di guardare dentro di noi, infatti, ci aiuta anche a conoscere e a rispettare l'identità degli altri.
Anche nelle relazioni corriamo spesso il rischio di fermarci solo all'esteriorità. Allora giudichiamo in base alla superficie, ma non sappiamo riconoscere noi stessi e l'altro nella sua vera identità. L’accesso al cuore delle persone, sia della nostra come dell'altrui, è possibile solo quando ci liberiamo da pregiudizi legati al ruolo e dalle proiezioni dei nostri desideri o aspettative. In questa direzione anche la relazione con la “trascendenza”, ossia il rapporto religioso con Colui che dà fondamento e speranza alla nostra esistenza d'ogni giorno, ha grande importanza per definire la nostra identità.
L'accompagnamento “educativo” può offrire un prezioso aiuto nel costruire un'identità positiva quando contribuisce a maturare una corretta autostima, a discernere e valutare i propri atteggiamenti e a costruire relazioni autentiche, mai strumentalizzanti o di sfruttamento.

(Le parole dell'educazione)

Gianni Francesconi

venerdì 17 agosto 2012

82 - COSCIENZA

LA CAPACITA’ DI DISCERNERE TRA BENE E MALE

Nel parlare quotidiano usiamo spesso il termine “coscienza” per indicare un sentimento personale che ha a che fare con consapevolezza e responsabilità. Con essa intendiamo un insieme di valori a cui orientiamo la vita in una parola la capacità di discernere tra bene e male. In tal senso parliamo di una “persona di coscienza”, per indicare chi è onesto, retto, consapevole dei propri doveri, così come diciamo ‘incosciente” chi agisce irresponsabilmente. Ma parliamo anche di “esame di coscienza” per indicare l’analisi di noi stessi, la possibilità di scandagliare la nostra interiorità e valutare comportamenti e scelte.
Nello stesso senso invochiamo il diritto ad una “obiezione di coscienza” di fronte a norme o a richieste che giudichiamo non coerenti con i valori a cui teniamo . E quante volte ci sentiamo richiamare alla “voce della coscienza” per indicare un nucleo interiore da cui partono i moti del cuore e le decisioni più serie e autentiche. Nonostante questo uso diffuso, è assai difficile dare una definizione della coscienza, poiché essa non è un organo visibile del corpo o un oggetto a noi esterno, che possiamo controllare a piacere. E’piuttosto un’esperienza che riguarda i vissuti personali, e che possiamo solo descrivere raccontando sentimenti, riflessioni, dubbi e problemi, valutazioni, scelte e comportamenti conseguenti. Ad esempio, oggi sentiamo dire da più parti che noi abbiamo “libertà di scelta”: in effetti ai supermercato troviamo numerose marche dello stesso prodotto e una varietà quasi infinita di prodotti a cui la logica del consumo ci ha abituati . Ma quale convinzione ci crea questa esperienza? In generale, che noi possiamo scegliere quello che ci pare. Allo stesso modo la TV ci offre una varietà di canali e programmi tra cui spaziare a piacimento. E anche qui esercitiamo la libertà concessa in un consumo senza freni. Da molti pulpiti poi siamo invitati a “prenderci la nostra libertà”, espressione che suggerisce una promessa di opzioni continue e continuamente rivedibili. Ma chi mai ci indica dei ‘criteri’ per esercitare questa ‘libertà di scelta’? Quali criteri riusciamo a formarci per discernere ciò che è utile e ciò che non ci serve , o è addirittura dannoso? A quale libertà stimola tale logica di consumo, applicata a tutti gli ambiti di vita?
Ecco dove entra in gioco la ‘coscienza’: se non vogliamo soccombere alla logica del ‘consumo’ estesa a tutti gli ambiti, compresa la sfera dell’amore, della fede, dei valori più personali, avvertiamo l’esigenza di un ‘consulente’ che ci aiuti a trovare criteri per le scelte, che devono essere certo libere, ma sagge.
Qui la domanda su che cos’è la coscienza si lega alle domande esistenziali e morali più impegnative: che cosa devo e posso fare (o non fare) per essere una persona ‘buona’? Chi voglio essere? Quale strada posso prendere perché la mia vita abbia una buona riuscita?
Molti hanno cercato risposte alla domanda: che cos’è la coscienza? Tommaso d’Aquino, per esempio, l’ha descritta come “l’esperienza interiore che ci aiuta a fare il bene e a evitare il male”. Ovviamente, però, Tommaso, parlando di bene e male, sapeva a che cosa si riferiva: il suo punto di riferimento principale era il vangelo cristiano. Il filosofo Kant cercò, a sua volta, di spiegare la coscienza come “la capacità di giudizio che orienta noi stessi nella vita”. E per Kant la fonte di questo orientamento era la ragione, la capacità umana di riflettere in modo critico sul proprio comportamento. San Paolo indicava ai cristiani questa strada: se veramente credi, prova a chiederti, di fronte ad una scelta importante: che direbbe Dio (in cui credo) al riguardo? Indicava così un criterio davanti a cui porsi per avere una guida. Così è nata, all’interno del contesto cristiano, la denominazione della coscienza come “voce di Dio”. Ma in modo analogo potremmo interrogarci: che cosa direbbe mia madre, mio padre... la tal persona di cui ho piena fiducia? Non si tratta di ‘voci’ esteriori. Qui si comprende come questa ‘voce’ non sia altro che una metafora per indicare la formazione ricevuta e dalla quale si attingono i criteri per agire. La coscienza, dunque, va formata, è una esperienza che ha a che fare con il processo educativo. E’ un sapere che prende forma all’interno di una comunità, come dice l’origine della parola: con-scientia. Non è facile ‘formare coscienze’. E’ il compito di dar forma a quel nucleo più profondo di noi stessi che dà dignità morale al nostro agire, e che per questo merita profondo rispetto. E il compito educativo più delicato, poiché deve formare la persona alla sua autonomia interiore, cioè a quella maturità che è capacità di consapevolezza e di responsabilità.

(Le parole dell'educazione)

Gianni Francesconi

mercoledì 8 agosto 2012

66 - AUTOSTIMA: GLI ERRORI DA EVITARE ... E ... I CONSIGLI DA SEGUIRE.


-  non essere presenti regolarmente
+ essere presenti in modo caloroso
-  trascurare di rispondere ai suoi bisogno
+ essere affidabili nella risposta ai suoi bisogni
- avere aspettative non realistiche
+ esprimergli il proprio amore incondizionato
- ignorare i suoi successi
+ sottolineare e valorizzare un successo importante
- non stabilire regole di condotta o essere incostanti nell'applicazione
+ offrigli un quadro di vita stabile nel tempo e nello spazio
- cambiare continuamente umore nell'applicazione delle regole
+ stabilire e applicare delle regole di condotta rassicuranti e chiare
- mostrarsi perfezionisti, rigidi o troppo permissivi
+ essere fermi su certi valori importanti ed essere flessibili su altri punti
- fissare castighi troppo severi o non legati alle mancanze oppure ignorarle
+ ridurre i fattori di stress preparandolo ai cambiamenti
- manifestare lo stress
+ riattivare il ricorso dei successi passati e sottolineare i suoi punti di forza
- sopravvalutare le sue capacità
+ incoraggiarlo nelle difficoltà a trovare le soluzioni
- mettere l'accento sui fallimenti
+ incoraggiare l'espressione dei sentimenti e delle emozioni, gesti di apertura, generosità e  
   collaborazione
- proteggerlo eccessivamente
+ incoraggiarlo a farsi degli amici e a gestire lui stesso i conflitti
- risolvere i conflitti al suo posto
+ affidargli responsabilità adatte alle sue possibilità
- umiliarlo e servirsi del sarcasmo
+ incoraggiarlo a fare delle scelte e a sviluppare la sua autonomia, sostenendo la sua creatività
- reprimere l'espressione di sentimenti e bisogni
+ rispettare il ritmo del suo sviluppo e il diritto all'errore
- controllarlo troppo nei rapporti sociali
+ dare più importanza al percorso di apprendimento che ai risultati
- suscitare l'individualismo e la competizione
+ sdrammatizzare gli errori divertendosi con il proprio figlio
- avere delle aspettative troppo alte e concentrarsi solo sui risultati
- mantenerlo dipendente e controllato in maniera eccessiva
- imporre apprendimenti troppo precoci
- continuare a incolpare il figlio per i suoi errori

L'autostima di Renata Maderna e Orsola Vetri
da famiglia cristiana n° 39/2009

giovedì 2 agosto 2012

59 - PREGHIERA DEL DOCENTE

Dio Padre,
origine e principio della Sapienza,
Tu che ci hai inviato Gesù il Cristo
come unico e solo Maestro
per ogni essere umano
e che ci hai concesso
lo Spirito di Intelletto,
di Scienza e di Consiglio,
aiutaci a comprendere che educare
non è provare, né dimostrare,
ma evocare e lasciar diventare.

Ti preghiamo:

rendici "servi autorevoli",
capaci di fondere nella nostra persona
il minatore che scava le paure,
l'esploratore che segue le stelle,
e il marinaio che tende verso sponde sicure;

concedici di essere "servi inutili",
in grado di valorizzare lo spazio
di ciascuna relazione umana
in cui ogni nostro alunno si realizza
e in cui, scoprendo se stesso,
giunge all'incontro con Te;

insegnaci ad agire da "servi umili",
perché i nostri studenti ci vedano
non come dei miti che li abbagliano,
né come padroni che li vincolano,
nemmeno come amici che li lusingano,
ma come saggi compagni di viaggio
che li orientano a guardare
dove si dirigono i loro passi esistenziali
e verso quale pienezza di vita
desiderano camminare.

Donaci di diventare "servi invisibili",
una presenza che sa amarli
senza pretese nel presente,
ma con una speranza per il loro futuro.
Non ci è dato di risolvere
la loro umanità,
ma solo di custodirla perché,
con il loro impegno,
scelgano di renderla
come Tu la desideri per loro.
Amen.



(Diocesi di Brescia: preghiere)

martedì 24 luglio 2012

42 - NON SONO IN VENDITA

Una giovane coppia entrò nel più bel negozio di giocattoli della città. L’uomo e la donna guardarono a lungo i colorati giocattoli allineati sugli scaffali, appesi al soffitto, in lieto disordine sui banconi. C’erano bambole che piangevano e ridevano, giochi elettronici, cucine in miniatura che cuocevano torte e pizze. Non riuscivano a prendere una decisione. Si avvicinò a loro una graziosa commessa.
“Vede - spiegò la donna -, noi abbiamo una bambina molto piccola, ma siamo fuori casa tutto il giorno e spesso anche la sera”. “E’ una bambina che sorride poco”, continuò l’uomo.
“Vorremmo comprarle qualcosa che la renda felice - riprese la donna -, anche quando noi non ci siamo … Qualcosa che le dia gioia anche quando è sola”. “Mi dispiace - sorrise gentilmente la commessa -, ma noi non vendiamo genitori”.
Bruno Ferrero
L'importante è la rosa, LDC
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