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domenica 5 agosto 2012

61 - L'AMORE FA MIRACOLI.

Questa è la storia vera di una bambina di otto anni che sapeva che l’amore può fare meraviglie. Il suo fratellino era destinato a morire per un tumore al cervello. I suoi genitori erano poveri, ma avevano fatto di tutto per salvarlo, spendendo tutti i loro risparmi.
Una sera, il papà disse alla mamma in lacrime: “Non ce la facciamo più, cara. Credo sia finita. Solo un miracolo potrebbe salvarlo”.
La piccola, con il fiato sospeso, in un angolo della stanza aveva sentito. Corse nella sua stanza, ruppe il salvadanaio e, senza far rumore, si diresse alla farmacia più vicina. Attese pazientemente il suo turno. Si avvicinò al bancone, si alzò sulla punta dei piedi e, davanti al farmacista meravigliato, posò sul baco tutte le monete.
"Per cos’è? Che cosa vuoi piccola?".
"È per il mio fratellino, signor farmacista. È molto malato e io sono venuta a comprare un miracolo".
"Che cosa dici?" borbottò il farmacista.
"Si chiama Andrea, e ha una cosa che gli cresce dentro la testa, e papà ha detto alla mamma che è finita, non c’è più niente da fare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Vede, io voglio tanto bene al mio fratellino, per questo ho preso tutti i miei soldi e sono venuta a comperare un miracolo".
Il farmacista accennò un sorriso triste. "Piccola mia, noi qui non vendiamo miracoli".
"Ma se non bastano questi soldi posso darmi da fare per trovarne ancora. Quanto costa un miracolo?".
C’era nella farmacia un uomo alto ed elegante, dall’aria molto seria, che sembrava interessato alla strana conversazione. Il farmacista allargò le braccia mortificato. La bambina, con le lacrime agli occhi, cominciò a recuperare le sue monetine.
L’uomo si avvicinò a lei. "Perché piangi, piccola? Che cosa ti succede?".
"Il signor farmacista non vuole vendermi un miracolo e neanche dirmi quanto costa... È per il mio fratellino Andrea che è molto malato. Mamma dice che ci vorrebbe un’operazione, ma papà dice che costa troppo e non possiamo pagare e che ci vorrebbe un miracolo per salvarlo. Per questo ho portato tutto quello che ho".
"Quanto hai?".
"Un dollaro e undici centesimi... Ma, sapete..." aggiunse con un filo di voce, "posso trovare ancora qualcosa...".
L’uomo sorrise "Guarda, non credo sia necessario. Un dollaro e undici centesimi è esattamente il prezzo di un miracolo per il tuo fratellino!".
Con una mano raccolse la piccola somma e con l’altra prese dolcemente la manina della bambina. "Portami a casa tua, piccola. Voglio vedere il tuo fratellino e anche il tuo papà e la tua mamma e vedere con loro se possiamo trovare il piccolo miracolo di cui avete bisogno".
Il signore alto ed elegante e la bambina uscirono tenendosi per mano. Quell’uomo era il professor Carlton Armstrong, uno dei più grandi neurochirurghi del mondo. Operò il piccolo Andrea, che potè tornare a casa qualche settimana dopo completamente guarito.
"Questa operazione" mormorò la mamma "è un vero miracolo. Mi chiedo quanto sia costata...".
La sorellina sorrise senza dire niente. Lei sapeva quanto era costato il miracolo: un dollaro e undici centesimi... più, naturalmente l’amore e la fede di una bambina.

domenica 29 luglio 2012

51 - OGNUNO DEVE FARE LA SUA STRADA.

Il male procedeva incalzante, inesorabile. Franco era dimagrito considerevolmente. I periodi che riusciva a passare fuori dal letto si riducevano sempre più.
Si era fatto crescere la barba che contrastava, nera, con il pallore del suo viso smunto, nel quale gli occhi scuri brillavano di una vivacità mai compromessa dal male.
Era entrato nel suo 22° anno di età e quinto della sua malattia.
Pur non rinunciando mai alla volontà di vivere, sempre quindi disponibile alla speranza, si stava rendendo conto che la conclusione non era lontana. Talvolta arri vava anche a parlarne esplicitamente. Con alcuni amici della banda musicale - un po’ serio e un po’ scherzando - accennò ai suoi funerali; al desiderio che la banda vi suonasse. “Suonerete qui sul piazzale. Poi vi concedo una pausa sulla salita. Riprenderete al piano, lungo la strada che porta alla chiesa”.
La sua vita era un filo, ma la sua coscienza era intatta. Solo qualche periodo di nebbia: una specie di dormiveglia. Preferiva non vedere più gente. Tranne chi era entrato nel giro intimo del suo mondo. Cercavo di andare da lui ogni giorno, ed ogni volta si avvertiva che si stava spegnendo.
Il venerdì ricevette la comunione. Era ancora cosciente. Tornai nel primo pomeriggio di Sabato. Nella stanza al primo piano, attorno a Franco, ormai morente, era la mamma con alcuni parenti.
Il papà se ne stava in disparte al piano di sotto, senza sapere cosa fare,quasi sentendosi ingombrante.
E’ tipico, questo atteggiamento, del papà... E’ qualcosa di analogo a quanto avviene nel momento della venuta al mondo. Anche là la donna è protagonista, l’uomo è impacciato... E’ così che trovai il papà di Franco sulla porta della cucina tra l’abitazione e il cortile. Aveva gli occhi rossi e l’aria smarrita. Mi salutò: “Vada, vada su, ma ormai non la riconoscerà più”,“Franco, Franco, mi senti?”
“Siii. . . ! “ fu la risposta netta anche se pareva venisse da chissà quanto lontano. Chi avrebbe detto di quella presenza, ancora?!
La mamma gli teneva la mano sinistra, che il braccio teso faceva sporgere dal letto. Il babbo si spostò dalla parte opposta prese, tra le sue, la mano destra del figlio. E così tra babbo e mamma, con le braccia aperte come in croce, combatteva la sua ultima battaglia.
… Verso le 18 la mamma mi pregò di andare ad avvisare il parroco. Franco non pareva avvertire più nulla. Ogni tanto liberava le mani, le raccoglieva attorno al collo, dove cercava la catenina con appesa una crocetta d’oro: la stringeva al petto. Era un gesto che fu ripetuto insistentemente.
Alle 20 avevo un impegno preso da tempo. Ero indeciso sul da farsi. Mi chiesi quale sarebbe stato il parere di Franco. Mi avrebbe certamente detto come tante volte: “Ognuno di noi deve fare la sua strada: lei faccia quello che deve fare, come io spero di fare quello che devo”.
Fu così che, quando alle 22 spirò, io non c’ero. L’ultimo addio fu imponente per quantità e varietà di presenze. Il lunedì pomeriggio, un’ora prima della partenza del corteo, arrivai con don Pietro. Qualche minuto più tardi giunse anche don Felice che salì dai genitori. La mamma gli chiese se era disposto a confessarli. Dopo mamma e papà fu una processione di giovani, ragazzi e ragazze, che si accostarono al sacramento della riconciliazione. Di sotto, gli adulti chiesero a don Pietro di fare altrettanto.
Pareva Pasqua!

Luciano Silveri
Cammini di liberazione, Queriniana


RICERCA PERSONALE

1. Quali sono le frasi e gli atteggiamenti di Franco che ti fanno capire che egli ha accettato nella sua vita la croce? Come vivono gli altri questa situazione?    
2. Nella tua vita come accetti gli imprevisti o le situazioni che ti richiedono una rinuncia, una sofferenza?
3. Credi che abbia senso, che valga la pena impiegare il tuo tempo, la tua amicizia, la tua fatica, le tue capacità. . . la tua vita, per far star bene qualcun altro? Conosci qualcuno che lo fa?
4. Come vivi le tue amicizie: sai condividere il peso di un altro. ..?
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